Il TRIGGER POINT detto anche “punto di grilletto”, è un disturbo muscolare che manifesta tutto il suo potenziale doloroso (sintomatologia dolorosa e/o limitazioni funzionali) lontano dalla zona del corpo in cui esso si trova.
La sua conoscenza ci consente di spiegare l’efficacia di alcune terapie, i ristretti tempi di recupero, come quella da me applicata, e l’inefficacia di altre.
Un TRIGGER POINT può essere definito come un punto di iperirritabilità circoscritto e ben definito e nella maggior parte delle volte ben identificabile topograficamente.
Il TRIGGER POINT si può distinguere in maniera semplicistica in 2 gruppi:
1.ATTIVO
2.LATENTE
1)TRIGGER POINT ATTIVO:
- in un paziente con sintomatologia dolorosa in una parte del corpo, attraverso una pressione del TP si è in grado di rievocare o aumentare il dolore descritto dal soggetto.
2)TRIGGER POINT LATENTE:
- In un paziente che non presenta alcun dolore, la stimolazione di questo TRIGGER POINT riproduce una serie di dolori o disfunzioni muscolari in aree ben precise e definite. Una volta cessata la stimolazione i vari sintomi scompaiono.
Il TRIGGER POINT da latente si può trasformare con facilità in attivo attraverso :
- Traumi
- Postura prolungata del muscolo in posizione di accorciamento
- Raffreddamento del muscolo specialmente se questo è affaticato
- Improvvisa ed insolita contrazione del muscolo
Per identificare un TRIGGER POINT attivo vi sono dei criteri diagnostici precisi che consentono ad un esperto fisioterapista o medico di riconoscerlo ed in seguito disattivarlo.
La disattivazione del TRIGGER POINT e la sua eventuale eliminazione consente al paziente di tornare ad una normale vita quotidiana senza dolori né limitazioni funzionali in tempi brevissimi (5-15 giorni, dipende dalla frequenza delle applicazioni) . |